Anatocismo bancario ultima sentenza: la definizione della prescrizione

Riguardo l’Anatocismo bancario l’ultima sentenza che è stata in grado di influenzare la successiva legislazione del governo e che ha fissato e ribadito alcuni importanti punti fermi in questa materia va considerata quella del Tribunale di Treviso del 10 giugno 2013: per comprendere l’importanza di questa sentenza (e di tutto l’orientamento giudiziale che si è susseguito nel corso degli anni dal 1999 fino a  oggi) bisogna prima di tutto comprendere quale importanza rivestiva (e riveste ancora) il problema dell’anatocismo bancario. Ricordiamo che quando si parla di anatocismo bancario si intende quel comportamento (tipico degli istituti di credito fino a pochi anni fa) per cui se da una parte gli interessi sulle somme in attivo su un conto corrente venivano erogati con cadenza annuale, sugli interessi dovuti sulle somme in passivo venivano calcolati ulteriori interessi (il cosiddetto anatocismo) che venivano per riscossi trimestralmente. Un comportamento palesemente scorretto da parte delle banche, che fa comprendere l’importanza riguardo all’Anatocismo bancario dell’ultima sentenza e di tutte quelle che la hanno preceduta.

In particolare riguardo all’Anatocismo bancario l’ultima sentenza prevede il diritto al rimborso delle somme illegittimamente addebitate dalle banche al correntista per interessi su interessi passivi, nella fattispecie dal 1980 al 2005: cioè anche successivamente alla delibera con cui la banca interessata riteneva di avere evitato la nullità della clausola di anatocismo comunicando al correntista la delibera del CICR (Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio) del 2000 per cui era possibile ritenere valida questa pratica purché compensata con altri vantaggi a favore del correntista.

In materia di Anatocismo bancario l’ultima sentenza prevede invece che, trattandosi in questo caso di una clausola che non va a migliorare le condizione a favore del correntista, non possa ritenersi valida grazie a una semplice comunicazione unilaterale (come invece si era limitato a fare l’istituto di credito interessato) ma debba comunque essere oggetto di una rinegoziazione contrattuale da entrambe le parti coinvolte nel contratto (fattispecie che ovviamente non si era verificata): venendo a mancare questa negoziazione la clausola andava perciò ritenuta nulla, e gli interessi anatocistici richiesti dal 2000 in poi andavano restituiti al correntista, insieme a quelli indebitamente riscossi negli anni precedenti.
 

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