Bancario

Anatocismo bancario: ne avete mai sentito parlare? Cominciamo col dire che la parola anatocismo è di derivazione greca e sta ad indicare un “nuovo interesse”. Perché è di questo che si tratta, cioè della capitalizzazione degli interessi su un capitale.

Se siete ancora lontani dal chiarirvi le idee semplifichiamo. Un correntista, fino a poco tempo fa, vedeva calcolati gli interessi sul proprio conto secondo un regime di capitalizzazione composta. Il risultato? Ogni tre mesi gli interessi sul capitale producevano altri interessi sugli interessi già esistenti se il correntista versava in una situazione debitoria. In caso di credito, invece, il calcolo veniva effettuato annualmente. Questo significava che chi versava in queste condizioni era costretto a pagare ulteriori cifre oltre agli interessi già dovuti. Una spirale che portava il debitore a fino anno a pagare molto più del dovuto inizialmente.

L’anatocismo bancario è un meccanismo che può sembrare aberrante ai non addetti ai lavori, ma l’ordinamento giurisprudenziale italiano lo ha tollerato per anni fino al 2000 quando alcune sentenze hanno iniziato a porre un freno al pericoloso fenomeno. Una prima spallata vera e propria all’anatocismo bancario è arrivato nel 2004 dalla sentenza della Corte di Cassazione che ha dichiarato illegittimo questo tipo di addebito bancario.

Dopo questo primo step le vicende giudiziarie dell’anatocismo bancario non si sono arrestate. Nel 2010 il d.l. 225 si esprimeva in favore delle banche, due anni dopo la Corte Costituzionale esprimeva parere opposto.

Con la nuova legge di stabilità entrata in vigore dal 1° gennaio di quest’anno, la disciplina è stata ancora una volta ritoccata.

Vediamo come. Se fino a poco tempo fa tutto il balletto di sentenze che ruotano intorno all ’anatocismo in qualche modo finivano per favorire le banche piuttosto che il cliente, pare proprio che almeno questa volta sia quest’ultimo ad essere maggiormente tutelato dalla legge. Ecco quello che letteralmente viene sancito: “Il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell'esercizio dell'attività bancaria, prevedendo in ogni caso che: a) nelle operazioni in conto corrente sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori; b) gli interessi periodicamente capitalizzati (contabilizzati)non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale”. Certamente un passo avanti importante per i clienti delle banche.

Il recupero interessi da usura bancaria può essere effettuato attraverso una richiesta di rimborso degli interessi addebitati in maniera non corretta al cliente nel caso in cui siano stati procurati dall’applicazione all’affidamento di un tasso cosiddetto usuraio, ossia superiore al tasso soglia usura rilevato e fissato trimestralmente dalla Banca d’Italia.

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