Sentenze

In materia di anatocismo le sentenze dei tribunali ordinari, della Corte di Cassazione (anche a Sezioni Unite) e della Corte Costituzionale sono state il perno in grado di scardinare il sistema dell’anatocismo bancario, che aveva proseguito indisturbato la sua azione (dannosa nei confronti dei correntisti) per molti decenni. Anche se in un primo momento (fino alla fine degli anni novanta) in materia di anatocismo le sentenze della Corte di Cassazione erano orientate nel senso di ritenere legittima questa pratica, ritenuta un uso bancario che rientrava nelle deroghe previste dall’articolo 1283 (che sancisce l’illegittimità generale delle clausole di anatocismo previste da un contratto), con la sentenza numero 2374 del 1999 si assiste a un cambio radicale di orientamento. Infatti, con questa pronuncia la Corte di Cassazione dichiara illegittimo il calcolo trimestrale degli interessi anatocistici, andando a scardinare un uso comune degli istituti di credito (che mostrava anche una evidente disparità di trattamento: se infatti gli interessi passivi venivano calcolati ogni tre mesi, per quelli sulle somme in attivo il calcolo veniva effettuato annualmente).

Riguardo all’anatocismo fra sentenze della Corte Costituzionale una grande importanza riveste la numero 425 del 2000: infatti, dopo la pronuncia dell’anno presente delle Cassazione, cui erano seguite diverse pronunce dei tribunali ordinari a favore dei correntisti danneggiati dall’anatocismo bancario, il legislatore era intervenuto con una normativa “salva banche”, mirando a sanare l’illegittimità degli interessi anatocistici richiesti prima del 1999 (decreto legislativo numero 342 del 1999). Ma l’intervento della Corte Costituzionale determina l’illegittimità costituzionale di questa norma, riaprendo il campo alle richieste di risarcimento degli interessi indebitamente pagati alle banche.

In materia di anatocismo le sentenze della giustizia della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale si susseguirono nel decennio successivo (e anche oltre) in una sorta di braccio di ferro fra il legislatore (che ha emanato diversi provvedimenti volti a tutelare gli interessi delle banche) e i tribunali, impegnati a tutelare i diritti della parte più debole del contratto bancario, il correntista. E riguardo all’anatocismo le sentenze di cui sopra costituiscono la base del diritto alla richiesta di ripetizione delle somme indebitamente pagate a titolo di interessi in anatocismo, diritto garantito a tutti i correntisti.

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